Occupazione ottobre 2026 - Chiarimenti del Dirigente
Gentili studenti e studentesse, gentili famiglie,
a seguito dell’occupazione presso il Liceo Gioberti nei modi in cui si è svolta, ritengo necessari da parte mia, in qualità di Dirigente Scolastico, alcuni chiarimenti riguardanti lo sviluppo dei fatti e il mio ruolo e le mie responsabilità in circostanze come questa.
Occupazioni si sono già svolte al Liceo Gioberti negli anni passati — almeno negli ultimi due — secondo una modalità “concordata” tra la Presidenza e la rappresentanza studentesca: uno spazio circoscritto (cortile e palestra di Via Sant’Ottavio) riservato agli studenti in protesta. Loro avevano facoltà di organizzare attività e laboratori, ma la restante parte di studenti, i docenti e il personale ATA vedevano tutelato, rispettivamente, il proprio diritto allo studio e allo svolgi mento dell’attività lavorativa. Anche questa modalità comporta dei rischi. Lo scorso anno, ad esempio, si sono verificate alcune criticità non trascurabili, tra cui:
• rimostranze da parte dell’amministratore del condominio in Via Sant’Ottavio, confinante con il nostro edificio, per l’uso improprio del cancello carraio, con potenziale rischio di furti o danneggiamenti alle auto parcheggiate e di disturbo alla quiete pubblica;
• rischi alla sicurezza per assembramento e ingresso di esterni in un concerto serale organizzato in cortile dagli occupanti senza autorizzazione alcuna, con invito trasmesso tramite social ad altri istituti in protesta.
In tali occasioni, tuttavia, dal momento che gli spazi non erano interdetti al Dirigente Scolastico e al personale, sussisteva la possibilità di effettuare controlli e di intervenire in caso di pericolo, di svolgere, quindi, con i limiti del caso, un’azione di supervisione e contenimento volta a preservare la sicurezza di tutti.
Quanto si è verificato dal 13 al 15 ottobre scorsi ha assunto una connotazione completamente diversa.
Lunedì 12/10 la sottoscritta si è recata personalmente presso la sede di Via Giulia per interloquire con i ragazzi. Ci siamo confrontati sulle ragioni e sulle modalità della protesta: pur ribadendo l’illegalità di un’azione arbitraria configurabile come occupazione abusiva, abbiamo individuato gli spazi oggetto di concessione (la palestra e le aule del basso fabbricato) e ragionato sulle modalità di svolgimento della protesta. Alle ore 14:00 di quello stesso giorno sono state consegnate loro le chiavi del cancello carraio, oltre a quelle del cancello pedonale, al fine di garantire una rapida evacuazione in caso di emergenza.
Le modalità di questa azione dimostrativa, secondo gli accordi presi dalle due parti, sarebbero dovute essere quelle già applicate negli anni addietro. Purtroppo, però, l’indomani, alle ore 8:00, i cancelli di Via Giulia erano serrati con catene, i banchi accatastati in barricate impedivano la vista all’interno e gli studenti palesavano il loro rifiuto di confrontarsi con la Dirigente e con i docenti non attraverso la parola, ma alzando il volume dei cori e della musica.
Un'azione così concepita non rappresenta il legittimo diritto di protesta — esercitabile nelle sedi e piazze pubbliche — ma una prevaricazione che danneggia l'intera comunità scolastica. Un’occupazione così condotta costituisce interruzione di pubblico servizio, è lesiva del diritto all’istruzione degli studenti e del diritto a svolgere la propria attività lavorativa per docenti e per sonale ATA.
Un’occupazione così strutturata rappresenta una situazione di gravità estrema per la sicurezza di chi vi prende parte: un assembramento di persone (il numero di assenti a scuola nei giorni 13,14 e 15 ottobre si aggira intorno a 500) che staziona all’interno di un edificio nottetempo con catena apposta all’ingresso e conseguenti limitate possibilità di evacuazione in tempi brevi rappresenta una situazione di estremo pericolo.
Rendo oltretutto noto che anche in un contesto di questo tipo — benché totalmente incontrollabile — resta in capo al Dirigente Scolastico la responsabilità penale e civile per qualsiasi evento possa accadere all’interno dell’istituto. Le tempestive segnalazioni o le comunicazioni via PEC inviate alle forze dell’ordine rendono nota la situazione, ma non sollevano la Dirigenza dalla responsabilità entro i perimetri della scuola.
L’unica facoltà per il Dirigente di essere sollevato da questo onere è sporgere formale denuncia/querela contro gli occupanti: in quel caso le forze dell’ordine intervengono identificando i presenti (minorenni e maggiorenni), con inevitabili conseguenze sulla loro fedina penale. La scuola è luogo di formazione e di esercizio dello spirito critico, “palestra” di senso civico per giovani in crescita e, proprio per difendere questi valori, non è stata sporta denuncia, tuttavia è anche luogo in cui i giovani devono imparare ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Auspico che queste mie parole possano rappresentare un momento di riflessione condivisa sul valore della protesta che, per poter essere appoggiata, non deve mai divenire prevaricazione dei diritti altrui, né fonte di pericolo e di compromissione della sicurezza, né aggravio di responsabilità per chi ricopre ruoli apicali.
Torino, 22 ottobre 2026
Il Dirigente Scolastico
Ing. Miriam Pescatore
